Ho visto negli anni passati la Curva Nord esplodere letteralmente con le scene di entusiasmo che sapeva offrire agli spettatori che avevano la possibilità di godere di due spettacoli, quello del calcio giocato sul terreno di gioco e quello del calcio sognato sugli spalti.

Uno stadio da ventimila e passa spettatori ed una curva da cinque seimila.

Uno spettacolo degno di essere ricordato.

Ora temo che contro la Carrarese ci saranno i soliti  “sognatori” che non riescono a non essere allo stadio e ci saranno, forse, con il veleno da esprimere con invettive contro chi ha rubato a i pescaresi la gioia di seguire la propria squadra di calcio.

Dalla serie A alla Serie C con una velocità pazzesca e con una faccia tosta che rasenta l’impossibile continua a definirsi, da solo, nemmeno più i suoi familiari ci crederanno, il migliore presidente della Storia.

Una storia che comincia dal 1920, anche se per pigrizia mentale continuano a dire 1936 (mi sta bene come logo ma non è la verità vissuta sul campo dal Rampigna all’Adriatico. Se volevano segnare una data di rinascita, allora, per onestà storica dovrebbero dire Pescara 1974 e dopo Delfino 2009) e che vorrebbe far morire per la sua sicumera.

I sogni sono l’essenza del calcio e senza i sogni dei giovani, dei loro genitori in generale e dei tifosi, in particolare, il calcio non esisterebbe o comunque sarebbe un’attività socialmente marginale.  

Il calcio, come tutti sanno, è una passione, un contenitore di emozioni. Il campo è un tappeto dove coltivare i nostri sogni.
Perché il calcio torni alla sua magia abbiamo bisogno di essere tanti e vicini, un tutt’uno con la squadra. È in quel flusso emotivo che si genera attorno al campo, come fosse un abbraccio, che giochiamo tutti, nessuno è escluso. Il calciatore trae forza dal tifoso mentre la palla permette di sognare a entrambi. Ciascuno spettatore così coinvolto finisce per considerarsi un esperto di gioco, non ascolta altri pareri, ma scopre e manifesta la sua crescita, frutto di quella unione immaginata.

Osservando o meglio vivendo la partita con simile partecipazione finisce per immedesimarsi in questo o quel calciatore, per vincere e lottare insieme a loro. Per vincere con la squadra del cuore. Per farne parte. Un percorso fantastico, libero grazie a una sfera perfetta nata per giocare e far giocare tutti. La folla del calcio vive in uno spazio in cui la voce di ogni uomo ha il suo peso e ha il diritto di manifestarsi.

Ho visto ieri sera, godendo, calcisticamente parlando, le vittorie di Milan, Roma e Fiorentina in una serata fantastica internazionale.

Mi piace il grande calcio e mi piace allo stesso modo seguire quei ragazzi che al grande calcio si ispirano, per la loro crescita umana, tecnica e agonistica.

Chi ha giocato a calcio, a qualunque livello, non abbandonerà più la passione per uno sport senza eguali.

Ma il calcio di oggi ci regala veleni e sofferenze per colpa di dirigenti come il nostro mercante che non la smette di deludere le nostre attese.

Quali sono gli aspetti negativi del calcio?

A questo sport, già inquinato dalle scommesse illegali e dal doping, si è aggiunto anche il problema delle risse negli stadi: quasi tutte le partite finivano con episodi di violenza, sia tra tifosi e sia nei confronti di chi gioca e di chi arbitra la partita.

L'aspetto più vergognoso, indecente, ma anche quello più veritiero, che sta venendo fuori dal mondo del calcio è che il primo interesse che va tutelato è quello economico. Dagli stipendi dei giocatori, ai diritti televisivi, dalle perdite economiche, alla questione dei rimborsi, tra chi minaccia causa e chi non aspetta altro che speculare. Come se il calcio fosse tutto questo.

Roba di soldi, roba di business, e basta. Eppure i cosiddetti signori del calcio, padroni del calcio, dovrebbero ben sapere che senza l'anima, senza lo spirito e senza il dodicesimo uomo in campo, il calcio, è il nulla, il niente.

Si può anche giocare a porte chiuse ma se il calcio perde il suo spirito, è destinato all'estinzione. 

In una fase di assoluta emergenza come questa è assolutamente vero che ci sono cose più importanti a cui pensare, dalla sanità, all'istruzione, dalla giustizia, alla democrazia che sta saltando in aria in Italia e in buona parte del mondo, con un quarto della popolazione mondiale soggetta a restrizioni pesanti. 

Ma la normalità della quotidianità, la speranza, il voler andare avanti, passa anche dal calcio che fa parte della nostra vita.

Ai padroni del calcio sembra interessare solo la questione economica.

Si pongono il problema di giocare, non tanto per restituire un minimo di normalità all'Italia, una speranza ai cittadini, qualche emozione in più. No. Si deve giocare per non far saltare la cassa. 
Il calcio azienda senza i suoi operai, senza lo spirito dei suoi operai non va da nessuna parte. Si ferma, va in decadenza. Collassa.

Bisognerebbe iniziare ad avere rispetto del popolo del calcio, ricordarsi che il calcio senza il suo popolo è come l’Abruzzo senza il Gran Sasso o Pescara senza il suo mare.

Quanti saranno i tifosi allo stadio contro la Carrarese?

Non credo molti e spero che qualcuno si faccia la domanda e cerchi di capire il perché.

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