Premessa: Il Pescara dovrà giocare 8 (otto) partite in un mese.

Normalmente un calciatore percorre tra gli 8 e i 10 chilometri a partita, con i centrocampisti che corrono più dei difensori centrali.

La domanda che mi sono posto è: Giocare troppo spesso fa male?

Gli impegni troppo ravvicinati nel calcio non sono più solo un tema economico e di spettacolo. È una partita che si gioca su quantità e frequenza: riempire ogni singola data del calendario ha conseguenze sulle prestazioni, sui corpi dei giocatori, quindi sulla qualità dello sport che vediamo dagli spalti e in televisione. Perché in campo ci vanno loro, i giocatori, e a queste condizioni non possono reggere, non possono avere performance atletiche brillanti. Rischiano infortuni, mettono in gioco una parte della loro carriera.  

Non è solo un problema di corpi usurati, affaticati, esausti da mettere a maggese.  Se un giocatore si sente stanco il giorno prima della partita ha il 30% in più di possibilità di infortunarsi. E il giorno dopo la gara, il tendine del ginocchio perde dal 15 al 30% della sua forza, a seconda del fisico dell’atleta in questione: insomma, se non c’è recupero a livello muscolare il rischio di farsi male è molto alto.  

I calciatori sentono il peso degli eccessi sul lavoro.  Abbiamo prove scientifiche e aneddotiche sul fatto giocare con meno di cinque giorni di riposo espone i giocatori a rischi maggiori, e che le prestazioni calano con il procedere della stagione.  

L’evoluzione della tecnologia, gli studi scientifici applicati agli allenamenti e l’ampliamento degli staff tecnici hanno permesso un monitoraggio e un controllo senza precedenti delle condizioni fisiche dei calciatori. Ma non c’è un allenatore che abbia trovato la soluzione, tutti sanno che il carico di lavoro è esasperato eppure nessuno ha gli strumenti per evitare problemi.  

Non è nemmeno solo una questione di minutaggio.  

La fatica accumulata mette a rischio i calciatori perché può ridurre le prestazioni e accorciare le carriere. È anche una questione di salute mentale.

I giocatori non rendono al meglio a causa di tensioni, demotivazioni, scarso spirito di squadra, incapacità a gestire lo stress. Accanto alla preparazione fisica, quindi diventa fondamentale anche la PREPARAZIONE MENTALE, occorre esercitare non solo i muscoli, ma anche il cervello per gestire al meglio tutte le variabili interne ed esterne che emergono prima, durante e dopo una partita. 
La motivazione è il motore delle nostre azioni.  
A volte i calciatori sono bloccati da scarsa fiducia nelle proprie performance e dalla stima in sé stessi e nei compagni di squadra.  

E’ risaputo che quanto più uno sportivo impara a visualizzare la partita, tanto più facilmente riesce a gestire l’evento.  Le immagini mentali hanno un forte potere sulla prestazione, quindi è fondamentale riuscire a gestire al meglio queste immagini.

Fondamentale è imparare a neutralizzare i pensieri negativi che fanno perdere forza, sprecare energia e vitalità. 
Un calciatore che scende in campo con in testa alcuni dubbi sulla sua performance ha perso in partenza.   
Molti atleti pensano che rilassarsi sia negativo perché temono di “perdere la grinta” per affrontare la partita. In realtà è dimostrato che un corpo rilassato e disteso pompa adrenalina proprio dove serve, concentrando l’energia SOLO dove richiesto, mentre chi è in tensione pompa adrenalina in ogni direzione con grande spreco di energia.  

Lo stress si verifica quando i giocatori intuiscono che c’è un divario tra ciò che gli altri si aspettano da loro e ciò che loro riescono effettivamente a dare in quel momento in campo.  

Si parla spesso e non sempre a proposito di gioco di squadra.
Credo che nel calcio non si debba per forza di cose essere amici per ottenere, di fatto, dei risultati, quanto piuttosto sia necessario fra tutti il reciproco rispetto e la stessa unità d’intenti nel voler raggiungere l’obiettivo comune prefissato. In quanto sport di gruppo, il calcio richiede una buona capacità di rapportarsi con altre persone e di calibrare il proprio atteggiamento in base ai compagni di squadra, agli avversari e al pubblico. 
Ai giocatori si richiedono dunque buone doti di adattamento alle esigenze della squadra, poiché le varie abilità tecniche, velocità, resistenza e visione di gioco devono essere sottomesse alle esigenze del gruppo.

L’obiettivo è quello di gestire al meglio le dinamiche di gruppo e viversi come un’UNITA’ con la squadra. 
La somma delle singole potenzialità risulta essere maggiore nel gruppo se c’è coesione, aiuto e fiducia reciproca.

A fronte di quanto scritto preciso che il compito di Zeman è molto più articolato e difficile di quanto la maggior parte dei tifosi pensano.

Zeman e i suoi collaboratori devono considerare: salute fisica e quindi allenamento e dieta e riposo; salute mentale; motivazione e sostegno psicologico; capire le necessità della società e quindi le giuste motivazioni.

Vi pare facile?

Personalmente non invidio Zeman.

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