Per Arthur Schopenhauer “chi non ha mai posseduto un cane, non sa cosa significhi essere amato”.  Aforisma che, in base alla sensibilità moderna, potremmo rielaborare con: “Chi non ha mai vissuto con un cane non sa cosa significa essere amato”.

Il filosofo tedesco era, diremmo oggi, un animalista “Doc” considerando che era anche vegetariano. Molti dei suoi aforismi più famosi parlano del rapporto tra l’uomo e gli animali: “La pietà per gli animali è talmente connessa alla bontà del carattere che si può sostenere con certezza che un uomo crudele verso gli animali non può essere un uomo buono“.

In pochi sanno però che il filosofo condivideva le sue giornate, meditazioni, riflessioni e passeggiate con il suo fedele barboncino bianco: Atma, che significa in sanscrito “essenza”, “soffio vitale”, “anima del mondo”. Per Atma, Schopenhauer applicò al contrario la sua filosofia del velo di Maya, ritenendo invece che Atma per lui fosse oltre ogni velo, e fosse vero e trasparente alla realtà.

D’altronde i cani non possono e non sanno mentire, e la loro sincerità non è altro che pura verità. Schopenhauer non si separava mai dal suo cane e fu proprio il suo fedele amico a quattro zampe il primo ascoltatore di tutti quei discorsi che poi il filosofo mise su carta.

La leggenda vuole che quando il cagnolino lo irritava, usasse insultarlo con la parola “mensh”, che in tedesco significa nient’altro che “umano”.

I suoi concittadini lo ricordano come “il vecchio con il bastone che passeggia sempre con un cane bianco” e la sua passione per i barboncini era così grande che si dice di lui che la sua camera da letto fosse tappezzata dei ritratti di Atma.

Tra il filosofo e il cane si diceva ci fosse un’interdipendenza perfetta, ossia che la condizione dell’uno fosse il normale completamento della condizione dell’altro. Ma nel 1848 Atma morì e questo forte legame si spezzò.

Schopenhauer fece portare via le spoglie del suo cane e si recò da un suo amico a Francoforte dove comprò un nuovo cane barboncino ma di colore nero che chiamò ancora Atma.

Ne “I colloqui con Schopenhauer” di Julius Frauenstadt, l’autore parla di questo rapporto tra il filosofo e il cane: “Il cane – disse Schopenhauer – è propriamente e originariamente un animale rapace. L’uomo se l’è poi coltivato e ne ha fatto quello che è, un docile animale domestico. Se non ci fossero i cani – aggiunse – io non vorrei vivere”.

Una volta disse: “Ciò che mi rende così piacevole la compagnia del mio cane – e qui lo accarezzò e lo guardò amichevolmente negli occhi – è la trasparenza della sua natura. Il mio cane è trasparente come un vetro”.

Personalmente condivido il pensiero di Schopenhauer sull’amore per i cani. Ho una cagnolina di due anni: Maggie.

Da quando è entrata a far parte della mia vita mi sono subito reso conto che i cani sono i nostri migliori amici, e sono creature davvero straordinarie. Migliora le mie giornate e quindi, tutta la mia vita.

Mi dà amore incondizionato senza chiedere nulla in cambio, senza aspettarsi niente. È sempre pronta a scodinzolare, leccarmi la mano o saltarmi sulle gambe dalla gioia. Si affida a me per l’affetto, le attenzioni, e i bisogni. Mi fa sorridere.

Mi consola quando sono triste, viene da me e si accuccia al mio fianco mentre lavoro al computer.

Ha imparato presto a fare i suoi bisognini su un tappetino posto sul balcone e non ha mai sporcato né in casa né sullo stesso balcone: usa solo il suo tappetino.

È vero che l’animale segue il suo istinto, ma io mi chiedo “cosa spinge, per esempio, un cane a lasciarsi morire se il suo padrone lo abbandona?” L’istinto di sopravvivenza dovrebbe spronarlo a fare qualsiasi cosa per evitare la sua fine… ma tante storie ci hanno dimostrato il contrario!

Sarebbe capace un essere umano di amare incondizionatamente, mettere da parte il proprio egoismo dando tutto se stesso e magari anche la propria vita per il bene di un altro essere umano?

Forse sì, forse no… ma che mondo meraviglioso sarebbe se le persone avessero il cuore come quello dei cani?

Il cuore e la sensibilità che lo portano a giocare con tutti i bambini che si avvicinano quando stanno per entrare a scuola. Al bar Napoli, ormai, la conoscono tutti e per tutti ha un atteggiamento gioioso.

Per tutti? Non proprio. Ho notato che alcune persone lei le evita e, quando ho approfondito la conoscenza, mi sono reso conto che Maggie “capisce” chi non merita la mia attenzione... L’avessi avuta prima, quante persone che mi hanno deluso avrei evitato.

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