Quante chiacchiere sul calcio.

A tutti i livelli e in ogni paese non si fa che parlare di calcio dimenticando che ci sono problemi davvero seri che andrebbero analizzati.

Pescara non è da meno: fiume ridotto ad un rigagnolo melmoso; trabocchi che hanno le reti sospese sulla sabbia, visto che l’acqua l’hanno bloccata con una stupidita che rasenta l’indicibile; traffico assurdo con mancanza di parcheggi; cementificazioni che continuano nonostante non si respiri più.

Amo Pescara e ne parlo, anche se so perfettamente che le mie sono parole amare e brutte da dire, ma anche da subire, perché è giusto farlo.

Diceva Oscar Wilde, per bocca del suo straordinario personaggio Dorian Gray: “There is only one thing in the world worse than being talked about, and that is not being talked about.”

“C’è una sola cosa al mondo peggiore del far parlare di sé, ed è il non far parlare di sé.”

Se sia condivisibile o meno, dipende molto dai contesti.

 In quest’ottica il parlarne, bene o male che sia, è positivo in quanto agevola il confronto e il dibattito. Tacere, celare, ignorare non possono essere segnali di crescita e di consapevolezza sociale.

Determinate situazioni problematiche non meritano di essere dimenticate… e stessa cosa vale per il calcio.

Girare la testa dall’altra parte e fingere di non rendersi conto che siamo in Serie, la cosa peggiore da fare è che non se ne parli.   

Meglio un po’ di chiacchiere che il silenzio, il vuoto, il supino atteggiamento di credere che “Tutto va ben madama la marchesa!”

Le chiacchiere sono croccanti e delicate sfoglie fritte tipiche del periodo di Carnevale e sono chiamate con nomi diversi a seconda delle regioni di provenienza: a Pescara le chiamiamo anche “bugie” e di bugie ce ne forniscono a iosa.

Nessuno che dica la verità.

Basta una vittoria contro una Juventus NG per sentirsi soddisfatti e per far gonfiare il petto al Ferguson collinare che non si rende conto che anche se non c’è una vera contestazione, esiste un malumore serpeggiante di cui un giorno si renderà conto.

Com’è cambiato il nostro mondo calcistico dal 2012 ad oggi.

Dall’avvento del “mercante” sono stati pochi i mesi di tranquillità e serenità intorno al Pescara. Oggi certo quell’atmosfera idilliaca non c’è più.

Dalle fanfare per il suo arrivo e per la Serie A,  ai fischi per la Serie C, il passo è stato fin troppo breve.

Eppure non c’è una contestazione in atto, anzi la curva, lo zoccolo duro del tifo, giustamente sostiene la squadra dal primo all’ultimo minuto, come ha sempre fatto, perché sostiene la squadra e non il suo presidente, almeno nella maggioranza, ma un atteggiamento critico sarebbe auspicabile. Anche per costringere il presidente a stare sempre sul pezzo.

E’ innegabile che ci sia del malumore nei tifosi verso questa proprietà. Ma nessuno ne parla.

Ma questi siparietti, queste scenette, questi salotti televisivi pilotati a cosa portano?

A nulla.

Solo ad aumentare le polemiche, le frizioni e il suddetto malumore.

Oppure a distogliere l’attenzione dai veri problemi del Pescara: Dalla costruzione della rosa all’involuzione della squadra rispetto a un anno fa. Eppure dovrebbe essere obiettivo comune il bene del Delfino, della squadra, dei risultati. E in questo senso dovrebbe essere la società a concentrarsi più sui risultati che sulle polemiche social.

Il tifoso, per definizione, ragiona di ora in ora, di pancia. Basta una vittoria, comunque arrivi, per far dimenticare l’ira precedente.

Nei limiti dell’educazione e del rispetto il tifoso può anche criticare il giornalista che non la pensa come lui.

Mentre si accettano le polemiche costruttive, poche per la verità, non si possono “sopportare” più quelle del presidente che ci elargisce la sua cultura calcistica ogni volta che Zeman gli toglie le castagne dal fuoco.  Basta con le omelie presidenziali che poco portano al dibattito sul Pescara.

Testa e cuore al campo per una squadra che ha bisogno dei suoi tifosi, di Zeman per rendere al meglio.

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna