Toccherà a Zeman risollevare il club abruzzese in questa stagione dopo il ko contro l’Audace Cerignola. Il boemo ha già allenato la squadra nella stagione 2011-12 – quando la guidò alla promozione in Serie A – e nel 2017-18. A Zeman è stato offerto un contratto fino al termine della stagione, con rinnovo automatico in caso di promozione ed è stato quindi raggiunto l’accordo totale.

Sebastiani ha confermato che la scelta è stata fatta da Delli Carri, "Io in questa stagione di mio non ci ho messo nulla, ha deciso il direttore sportivo chi prendere. Io non mi opporrò a qualsiasi decisione”.

I rapporti sono chiari, anche se è difficile accettare per buona la dichiarazione del presidente: “Non ci ho messo nulla, a decidere ogni cosa è stato Delli Carri.”

Sarà da capire come saranno i rapporti tra questi due personaggi: Zeman amatissimo dalla tifoseria (per la promozione in A e che poi non gli ha perdonato il “tradimento” che lo portò ad accettare la Roma) e il presidente considerato uno dei più odiati di tutta la storia biancazzurra.

Superato oggi ostacolo sulla spinta delle necessità personali. Zdenek Zeman nel suo libro autobiografico ha svelato un retroscena dell'esonero nel 2018 spiegando che il numero uno abruzzese aveva deciso di mandarlo via ritenendo ingiustificata l'assenza del tecnico che era al capezzale del figlio malato, mentre Sebastiani ha ribadito che: "Zeman ha detto un sacco di fesserie. Sa benissimo che non è andata così, quando ho saputo del figlio ho dato massima disponibilità. L'esonero è arrivato il giorno dopo perché lui non si è presentato alla riunione. Purtroppo lui è fatto così: vinco io, perdete voi".

Più che un giornalista sportivo per definire questo rapporto ci vorrebbe uno psicologo, ma uno di quelli bravi.

Conosco l’ambiente calcistico pescarese da una vita e il calcio biancazzurro dal 1948(!) e  da giornalista dal 1964.

Mai nel Pescara abbiamo vissuto una storia simile.

Ricapitoliamo: due persone che,, nonostante le immagini di facciata, si odiano o, quanto meno, non si rispettano e sono uno il presidente e l’altro l’allenatore. Il presidente non ha scelto l’allenatore e il “responsabile” se le cose non andassero per il verso giusto sarebbe Delli Carri.

Zeman ha accettato un contratto fino a Giugno con rinnovo solo in caso di promozione.

Domanda: Zeman sarà capace di lavorare su una squadra fatta da altri e dare la sua impronta tecnica, che è molto personale, in tre mesi?

Cosa ha spinto realmente Zeman, che in più riprese ha sempre ricordato che la sua venuta a Pescara fu merito di Peppe De Cecco mentre i rapporti con Sebastiani sono stati sempre conflittuali, ad accettare?

Cosa ha spinto Sebastiani lo intuiamo facilmente: ha floppato con i due mercati, con la scelta dell’allenatore che non è stato capace, dopo un buon inizio, a tenere unito lo spogliatoio e a far sentire la sua autorevolezza, mentre il presidente ha fatto sentire la sua autorità costringendo, in verità, Delli Carri ad assumersi tutte le responsabilità. Per lui l’unica possibilità di scaricare le tensioni negative contro la sua persona era quello di dare il contentino ai tifosi che, pur facendosi delle domande su come potrà riuscire il mister, hanno un rapporto idolatrico che sfiora la devozione,  nei confronti di Zeman e credono che possa fare il miracolo.

Se questo intreccio di “interessi” partorirà qualcosa di buono si dovrà scrivere un testo psicologico su tutta la questione.

Da cronista, ho commentato in questo modo la notizia; da tifoso, lo confesso, ho molti dubbi e sono davvero curioso di seguire gli sviluppi di questo odio – amore calcistico che presenta sfaccettature molto interessanti e, forse, inquietanti.

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