Se vuoi vincere nel calcio devi avere una squadra equilibrata e costruita bene. Inutile prendersela con l’allenatore; se la squadra è scarsa nemmeno Mourinho ce la fa. Per fare il sugo di vuole la carne, mi ricorda l’avvocato Cesare Borgia, ex calciatore, e per fare una squadra vincente ci vogliono i giocatori.

Il Pescara è stato costruito come peggio non si poteva considerando che avrebbe dovuto riconquistare la promozione in Serie B senza passare per le forche dei play off.

Difesa che annaspa e prende gol a raffica; centrocampo che non contrasta e non costruisce; troppi attaccanti e nessuna idea concreta di chi sia il titolare del ruolo.

Mi si dirà: ma il Pescara ha segnato molto. Sì e questa è l’incongruenza di un campionato in cui tutte le squadre, anche le prime tre, prendono gol.

Come mai?

Perché tutte le squadre non sanno difendersi, chi può contare su un centrocampo che costruisce e su qualche attaccante valido, annulla l’handicap e si trova in vetta.

So per certo che avere la palla per più tempo possibile è bene, ma questo tiki taka portato alle estreme conseguenze, con il pallone sempre giocato all’indietro, dà possesso palla ma non frutta in termini di reti.

Ricordo Juan Carlos Lorenzo che mi diceva: “l’importante non è attaccare, ma contrattaccare e poi: si segna al centro del lato largo del campo e dunque sarebbe un bene avere il predominio centrale, ma è anche vero che spesso gli spazi liberi sono solo quelli laterali (e anche quelli molto laterali) quindi forse è in quelle zone che si decide il gioco.

Divertiamoci a fare delle considerazioni tecniche: Per garantire protezione centrale è utile schierare una difesa a 3; per l’ampiezza è necessario schierare due esterni mentre, per avere uno scaglionamento ottimale in mezzo al campo è preferibile schierare tre centrocampisti con il vertice basso. In avanti, per dare ampiezza e imprevedibilità, la migliore soluzione è avere due attaccanti esterni e un trequartista, mentre 2 punte garantiscono la possibilità di verticalizzare più facilmente.     

Nel calcio la tattica ha un’importanza fondamentale, per creare il giusto contesto, quello che agevoli la propria prestazione e renda difficoltosa quella degli avversari.  

I manuali dicono che esistono dei princìpi che devono essere rispettati in ogni fase di gioco.

Quando si attacca bisogna avere un buon scaglionamento, essere imprevedibili, sfruttare l’ampiezza, attaccare la profondità e prepararsi alla transizione difensiva. In fase di non possesso è necessario essere ben scaglionati per togliere spazio e tempo all’avversario, essere capaci di ritardare l’azione avversaria, mantenere l’equilibrio di squadra, agire con cautela e, se possibile, preparare la transizione offensiva.  

Se si vuole che una squadra rimanga sempre equilibrata e attacchi in maniera ordinata rispettando le posizioni, anche per preparare bene un’eventuale riconquista del pallone, non deve ripartire di continuo in verticale ricercando subito la profondità. Di nuovo, se si sceglie di pressare alto, non si può tenere la linea difensiva bassa, perché la squadra si allunga e le distanza tra i reparti si dilata, regalando tempo e spazio agli avversari: c’è incoerenza tra le due scelte.

Quando si parla di tattica si intende quasi sempre la tattica collettiva e si discute poco di tattica individuale e di tecnica. Nel calcio il gesto tecnico va inserito in un contesto di gioco; la scelta del gesto tecnico in una determinata situazione.

La capacità di un calciatore di scegliere efficacemente e di adeguare il gesto tecnico al contesto, possiamo dirlo, è il cuore di ogni tattica collettiva.

Le capacità tecniche di un calciatore ampliano a dismisura le sue possibilità tattiche. Limitandoci alla fase di possesso palla, più intuitiva delle altre, un calciatore che maneggi con disinvoltura il calcio lungo e corto, magari con entrambi i piedi, il dribbling o la conduzione palla in progressione, ha un bagaglio di scelte a disposizione maggiori e ha maggiori possibilità di effettuare la scelta più efficace.

Ultima rapida notazione: troppi i passaggi sbagliati. Possibile che dal calcio d’angolo o dal calcio da fermo i cross, puntualmente scavalcano tutti e finiscono in grossa percentuale fuori? Possibile che nessuno, sulla trequarti avversaria, rimettendo dal fallo laterale, non abbia la forza di far arrivare il pallone in zona di tiro? E chiudo: possibile che per tirare bisogna entrare con il pallone in porta e non si sappia più calciare dai venti metri?

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