IL MIRACOLO AL 96°: TRA "BUSCE DI CULO" E L’ILLUSIONE PRESIDENZIALE

Diciamoci la verità: a un certo punto, intorno al novantesimo di Livorno-Pescara, stavamo tutti cercando sul dizionario dei sinonimi un'alternativa elegante a "mediocrità". Poi, al minuto novantasei, è arrivata la capocciata di Jacopo Sardo e la critica si è trasformata in tripudio. Ma ammettiamolo senza filtri: più che un trionfo della tattica, quello dello stadio Picchi è stato il trionfo del famigerato "Busce di culo".

Sia chiaro, la fortuna aiuta gli audaci, e ad Antonio Buscè va il merito di aver azzeccato i cambi. Però, novantacinque minuti di vuoto pneumatico, di sbadigli e di brividi difensivi non si cancellano con un colpo di spugna (o di testa) all'ultimo respiro. Il gol al 96° è un meraviglioso anestetico, ma l’effetto svanisce in fretta: i limiti strutturali di questa squadra restano tutti lì, nudi e crudi.

L’orgoglio "abbottato" del Presidente

Chi invece non ha visto limiti, ma solo una sfilata di campioni, è il nostro Ferguson collinare . A fine partita lo abbiamo visto con il petto così "abbottato" d'orgoglio da rischiare di far saltare i bottoni della camicia. "Avete visto che squadra ho preparato? Altro che criticarmi! Questa squadra è da promozione!", è il ritornello che rimbalza nelle stanze del potere.

Caro mercante, l'entusiasmo è contagioso, ma tra la promozione diretta e novantacinque minuti di sofferenza a Livorno c’è di mezzo un oceano di gioco che al momento manca. Esultare va bene, fare il pavone con la rosa altrui forse è un tantino prematuro.

Radiografia dei reparti: 95 minuti da non dimenticare

Per capire che il Pescara non è ancora da promozione, basta fare una rapida analisi di cosa ha funzionato (e cosa no) nei tre reparti:

La Difesa (Voto: Santa Pazienza): Se torniamo a casa con i tre punti, gran parte del merito va a Vincenzo Fiorillo: Il nostro portiere ha dovuto fare gli straordinari nella ripresa per tenere in piedi la baracca. La linea difensiva balla troppo e soffre le imbucate centrali: se il Livorno avesse avuto le polveri meno bagnate, l'analisi ora sarebbe ben diversa.

Il Centrocampo (Voto: Cercasi Geometra): Manca la luce. Il pallone gira lento, in modo prevedibile, e le transizioni sembrano avvenire al rallentatore. Si fa fatica a fare filtro e ancora di più a inventare per le punte. Più che una cabina di regia, a volte sembra una cabina telefonica affollata.

L'Attacco (Voto: Chi l'ha visto?): Isolati, mal serviti e costretti a fare la guerra da soli contro i difensori avversari. Per gran parte della partita le punte hanno fatto presenza coreografica. Poi, per fortuna, è entrato dalla panchina Sardo a togliere le castagne dal fuoco, ma strutturalmente là davanti si fatica a creare occasioni pulite.

Inoltre: quanti passaggi sbagliati. Quanti stop ad inseguire, quante rimesse laterali date direttamente agli avversari, quanti tiri che dovevano essere indirizzati alla porta sono finiti nel campo dei “pipintune”, come si dive una voltq quando i terreni di gioco erano circondati da orti.

Due tappe per uscire dal limbo

Ora il calendario offre un assist d’oro che nemmeno il miglior centrocampista avrebbe saputo disegnare: due partite consecutive in casa. Due impegni sulla carta abbordabili che rappresentano il classico bivio stagionale.

Questi due match all'Adriatico sono l'occasione perfetta per uscire dalla mediocrità e dare continuità ai punti (quelli sì, pesantissimi) conquistati a Livorno. Ma attenzione a non confondere la classifica con la realtà: se il Pescara vuole davvero sognare la promozione, deve iniziare a giocare a calcio dal 1° minuto, e non sperare che il "Busce di culo" si presenti puntuale a ogni novantaseiesimo.

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