IL RAGAZZO DI VIA MAZZINI CHE CAVALCA IL FUTURO:

L’EPOPEA DI GIANNI SANTOMO, TRA LO STILE DI PIAZZA SALOTTO E L’HOT LAKE DEI GIOVANI

Ci sono vite che non si limitano ad attraversare una città, ma ne disegnano lo stile, il ritmo e l’immaginario. Gianni Santomo (classe 1947) è esattamente questo per Pescara: un’icona di eleganza, dinamismo e pura gioia di vivere. Un caterpillar imprenditoriale partito da via Mazzini per andarsi a prendere, di diritto, un posto di rilievo nel cuore pulsante della Pescara più vera, per poi proiettarsi verso i vertici del successo nazionale.

La Piazza Salotto in "Giacca Bianca" e gli scherzi da film

Per Gianni, Piazza Salotto custodisce i ricordi di metà della sua vita. Erano gli anni ’70 e ’80, un’epoca in cui la piazza profumava di fiori e aiuole, e la vita sociale orbitava attorno alla farmacia Vizioli di turno o ai tavolini in vimini del Bar D’Amico. «Ci si ritrovava per il "Rosso Antico", un rituale», ricorda Gianni. Le signore sfoggiavano mise elegantissime, le tovaglie erano in lino ricamato e i camerieri indossavano la giacca bianca.

Lì si incrociavano i destini dei maggiorenti della città – i Cerceo, i D’Angelosante, il medico condotto Cicconetti – mentre i ragazzini si posizionavano verso il Bar Pantalone, tra il fumo dei flipper, prima di finire la serata alla pizzeria Nastro Azzurro con i suoi arredi in mogano.

In quel teatro a cielo aperto si muoveva una gioventù colta, affamata e ironica. Gianni, insieme al regista William Zola e all’imprenditore Gino Pilota, era il re indiscusso di quella Pescara che somigliava a un set cinematografico. Celebri e fulminanti erano i suoi scherzi a Nacucchi, l’uomo che inventò lo slogan "Pescara è un film". E in quel film, Gianni era l'attore protagonista: perennemente abbronzato, (tanto che il suo nomignolo, per il colore della pelle era Bacarozzo)amante del bello, un dandy moderno profondamente innamorato di Gabriele D'Annunzio, di cui negli anni ha collezionato preziosi e rari cimeli di cui va fieramente orgoglioso.

I giovani di ieri e di oggi: la cultura del "Caterpillar"

C’è un abisso tra la giovinezza di allora e quella di oggi. I ragazzi della Pescara di quegli anni sapevano godersi la vita, ma erano animati da una cultura del sacrificio straordinaria. Gianni, figlio di commercianti modesti, non ha ricevuto imperi in eredità. Ha osato, ha "spaccato il sistema", ha fatto parlare di sé guidando auto di grossa cilindrata, (ne possedeva una acquistata a Londra che parcheggiava con orgoglio a Piazza Salotto quando essa era attraversata da Corso Umberto), volando su aerei personali e frequentando i giganti dello spettacolo, della finanza e dello sport mondiale.

Quando c’era da divertirsi era in prima fila, ma quando si trattava di lavorare si trasformava in un caterpillar inarrestabile. Fu Gino Pilota a introdurlo nel mondo Benetton, dove Santomo divenne un pilastro commerciale prima di dare sfogo alla propria visione creando una linea di moda personale legandolo allo stile del suo amato D’Annunzio considerato il primo dandy d’Italia.

Lo sport nel sangue: da Ayrton Senna alla leggenda della Pallanuoto

Lo sport, per Gianni, non è mai stato un hobby, ma una ragione di vita. Praticava il tennis e ricordano ancora le sue partite giocate sui campi dello stabilimento Eriberto,  fu il primo a Pescara a usare il windsurf che lui imparò a domare dopo centinaia di cadute che, però, non lo fecero desistere: ancora oggi a casa sua la televisione è costantemente sintonizzata su canali sportivi, dalle boccette alle grandi discipline. È stato amico intimo di campioni assoluti come il mito della Formula 1 Ayrton Senna.

La pallanuoto? «Una parentesi, seppur importante», la definisce lui. Vi entrò su chiamata dell'amico Gabriele Pomilio, che aveva bisogno di un uomo di polso e di capitali per rimettere a posto i conti societari. L'intervento economico e manageriale di Gianni fu la scintilla che diede vita alla gloriosa Sisley Pescara, capace di salire sul tetto d'Europa.

Hot Lake: la giostra futuristica a Manoppello

Era un ragazzo che amava la velocità. Quello stesso ragazzo, tanti anni fa, faceva sci nautico in mare aperto insieme al suo storico amico Eriberto, davanti all'omonimo stabilimento balneare. Oggi, quello sport, Gianni lo ha addomesticato e proiettato nel futuro.

La sua ultima grande creatura si chiama Hot Lake, un lago artificiale a Manoppello. Si tratta di una struttura avveniristica dotata di un sistema di cavi che permette di praticare wakeboard, wakeskate e sci nautico senza il vincolo e l'inquinamento delle imbarcazioni a motore. Un progetto nato da un enorme sacrificio economico e umano, ma fortemente voluto per un motivo preciso: «È un progetto legato ai giovani, sono i giovani che condizionano il futuro».

Un signore senza tempo: «Finché posso io non mollo»

Oggi Gianni Santomo è un signore della quarta età, ma con lo smalto e l'ironia affilata dei vent'anni. Lo trovi ancora lì, a giocare a tennis, a fare snowboard in montagna non appena cade la neve, o a sfrecciare sulle acque del suo Hot Lake.

Se ieri il "bello" per lui erano le macchine veloci e i vestiti sartoriali, oggi la bellezza ha il colore della natura, del suo lago e delle pillole di saggezza che dispensa ai ragazzi che frequentano la struttura. Un pescarese vero, dalle origini semplici e dallo sguardo magnetico, che ha insegnato a più generazioni come si cavalca il vento. E che, guardando sempre in avanti, stringe i denti e sorride: «Finché posso io non mollo».

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