Al Pescara, a mio avviso, mancano una precisa identità tecnica ed una capacità nel ridurre gli errori nei passaggi. Ho contato decine di errori per faciloneria, pigrizia, poca reattività. Per giocare un buon calcio ci vuole il cervello.

Senza cervello un corpo non funziona. Senza cervello una squadra non gira. In un campo di calcio domina chi attiva il maggior numero di neuroni.

L'azione individuale di ciascun giocatore si deve coordinare con quella altrui, armonizzandosi in un'intenzione comune e l'intenzione individuale deve rappresentare il contributo di ogni singolo all' azione collettiva.

La richiesta di giocatori con abilità tecniche di base rimane dunque fondamentale, perché è la condizione per dare alla squadra uno stile e una personalità da “dominante” nella competizione, caratteristiche di un collettivo che vuole governare il gioco e lo fa sapendo modulare con padronanza il ritmo delle azioni.

Il giocatore deve abituarsi a pensare costantemente ed è fondamentale che tutta la squadra venga coinvolta in questo “pensiero”, affinché la qualità dell'allenamento rimanga elevata.

La figura dell'allenatore presente e vicina è fondamentale (chiaro signor Auteri?) e deve
essere di continuo stimolo per tutti i giocatori, i quali, non appena avranno compreso il significato delle esercitazioni, rafforzeranno le proprie convinzioni.

E’ importante che la squadra si difenda attaccando; il giocatore più vicino fa pressione al portatore di palla avversario sapendo di essere sostenuto dai compagni, che, dietro di lui, provvederanno a marcare gli appoggi per la riconquista della palla e l'immediata azione di contrattacco.

I gesti tecnici sono quelli che aiutano a velocizzare l'idea di gioco e sui quali si può incidere notevolmente con il lavoro quotidiano.
Nelle esercitazioni, i concetti tattici sono sempre presenti, i giocatori devono ragionare in continuazione.
Creare sempre “situazioni di partita” affinché il giocatore ottimizzi e preservi più informazioni ed esperienze possibili, per poterle utilizzare automaticamente durante la competizione.

L' indirizzare la palla verso il compagno è il gesto tecnico del calciare applicato allo sviluppo del gioco che collega la tecnica individuale al gioco collettivo.

Il passaggio serve per guadagnare spazio e tempo, superare uno o due avversari, mantenere il possesso palla e richiede un minore consumo energetico rispetto alla pratica del dribbling e della guida della palla. Il numero di passaggi sbagliati in una partita è il dato più significativo
da far rilevare ai calciatori incentivando la riduzione della percentuale di errore per il bene comune della squadra. Spesso gli errori sono dovuti a superficialità, poca collaborazione, poca
disponibilità al sacrificio, eccesso di frenesia, ma soprattutto a insufficienza di idee unita a stanchezza mentale e/o pigrizia.

Il possesso di palla deve essere una prerogativa della squadra, quindi l'abilità del passaggio corto (15-20 metri entro il proprio campo visivo) che risulta più sicuro e preciso viene alternata a
quella del passaggio lungo (oltre 20-25 metri) che serve da input per cambiare velocità a tutta la squadra.
Il passaggio in profondità utilizzato per le verticalizzazioni deve rappresentare, al momento opportuno, un segnale preciso l'accelerazione del gioco.
Si tratta di saper aspettare il momento in cui si apre un varco verso la porta avversaria per poi eseguire il passaggio con la consapevolezza di cosa fare immediatamente dopo, ossia indirizzare l'azione verso al goal.

Il calendario propone due ghiotte occasioni in casa, Fermana e Modena, giocatele al meglio delle vostre capacità e la classifiche ne trarrà giovamento.

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