Sebastiani: "Purtroppo manca il risultato positivo da un po' di tempo, non riusciamo a essere concreti come a inizio stagione. C'è qualcosa da rivedere. Il clima che c'è all'Adriatico è surreale, una cosa vergognosa. Se domani dovesse succedere qualcosa ci sarà un nome responsabile. A me non interessa la contestazione. Quando giochi in casa una partita così importante, prima di tutto devi tifare il Pescara, la squadra va aiutata e invece si crea un clima assurdo. Poi si può mandare a quel paese il presidente, lo si fa da anni".
E in merito a questo: "Auteri resta. Io sono disponibile ad andare via, ma devono presentarmi qualcuno. non sono arrabbiato. Ho la coscienza a posto. Quello che non capiscono queste persone è che se ci fosse qualcuno interessato a comparare il Pescara, se vede queste scene qui è impossibile che venga a comprare il Pescara. Se chi contesta si mettono in prima linea e trovano persone serie, le mie quote sono a disposizione".
Aggiunge: "Per me va bene così il Pescara, se devo andare via non spetta a me fare il mercato. Decidono i tifosi chi viene, chi verrà, li porteranno loro. Non ho mai fatto la ruota di scorta a nessuno. Mi dicono di andare via ok, ma se vado via e non si pagano gli stipendi, ci sono penalizzazioni, io non mi prendo la responsabilità di lasciare danni che non ho mai fatto e non lo farò per il Pescara. Io sono a disposizione, trovassero loro un sostituto. Non devo restare legato a qualcuno che vuole fare calcio con le firme mie".

E’ chiaro che il presidente ha accusato il colpo della contestazione, forse non se l’aspettava in questi termini perché dalla Nord non aveva avuto segnali importanti che, invece, sono arrivati dai tifosi della tribuna adriatica e ha parlato di clima assurdo e surreale e di cosa vergognosa quando di vergognoso c’è solo il suo comportamento verso la tifoseria espresso in questi ultimi anni. Dice di essere pronto ad andare via e poi minaccia un futuro disastroso se non vengono pagati gli stipendi...

Orbene, il presidente, furbastro com’è, pensa di poter sfruttare una contestazione condotta in modo pacifico, per poter scappare con il malloppo assicurato.

E se qualcuno pensa di facilitargli la fuga creando situazioni, queste sì assurde, rifletta su come si lasciano le poltrone presidenziali: prima di tutto si sistemano i bilanci in modo corretto, e non con le plusvalenze di comodo. Facile far risultare che tutto è in ordine quando si mettono all’attivo operazioni molto discutibili, così come paventa la Magistratura. Poi si dimostra come i milioni entrati in società sono stati spesi, investiti e indirizzati e su quali corsie preferenziali... Poi, prima di uscire si pagano i debiti che si aggirano, checché ne dica il nostro “cascettaro”, intorno ai venti milioni anche se qualcuno vicino alla società teme siano di più. Poi si sistema il debito dei bond. Poi se si vuole veramente lasciare e vendere, si precisa la cifra di vendita dalla quale partire per le trattative. Per comprare ci vuole un venditore. E qui il venditore esiste solo a chiacchiere.

Per vendere è opportuno precisare il prezzo di vendita e bisogna che il prezzo sia non solo fantasioso ma legato alla realtà concreta, cioè al patrimonio giocatori di proprietà (il Pescara ha solo giocatori di seconda scelta suoi) il resto tutti prestiti. Non ha un patrimonio immobiliare né strutture di qualche valore considerando che paga affitti per l’uso delle strutture attualmente in uso. Il Delfino 1936, oggi, ha solo il nome e qualche giocatore e tanti debiti, su queste basi il ragioniere ha fatto a suo tempo delle valutazioni milionarie per poter avere il Pescara dimostrando e confermando che è fuori di testa.

Come tutti i despota, si attornia di alcuni ‘yes men’ che lo convincono di essere sulla strada giusta e di avere tutte le ragioni nel credersi ‘il migliore’, di fare bene a sfruttare la passione dei tifosi pescaresi che gli hanno consentito di realizzare guadagni personali ingenti, basta leggere le sue dichiarazioni dei redditi l’anno prima di prendere il Pescara, ringraziando la benevolenza (chiamiamola così) di Peppe de Cecco, e quelle degli anni successivi per rendersi conto di come il Pescara lo abbia arricchito. Le persone dabbene direbbero che ha usato mezzi discutibili, i lecchini e i reggi microfono gli dicono, invece, che ha fatto bene il suo lavoro di ‘imprenditore’ e lui ci crede.

Vuole lasciare? Metta tutto in ordine e poi precisi i termini della cessione. A chiacchiere si può dire tutto e il contrario di tutto. La realtà, invece, è che solo oggi comincia a rendersi conto di aver esagerato e che la sua ingordigia lo farà soffocare. Nella paura di oggi comincia a minacciare: Se domani dovesse succedere qualcosa ci sarà un nome responsabile, per ora ne conosciamo solo uno, Daniele Sebastiani, al quale si potrebbero tranquillamente aggiungere alcuni altri nomi ben conosciuti.

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna