Stagione più che deludente per il Pescara che è stato alla fine anche eliminato dai playoff. Un'annata iniziata male e finita peggio, con i tifosi che hanno spesso contestato la società ritenendola unica responsabile di questa disfatta e di quelle del passato.

Il Pescara, inteso come società, ha voluto replicare esprimendo la propria amarezza per la stagione conclusa malissimo:

"Abbiamo raggiunto nuovamente i playoff, ma purtroppo non siamo riusciti a centrare l'obiettivo promozione. Comprendiamo la delusione e le critiche.
Chi vi scrive condivide la stessa amarezza e lo stesso sogno di rivedere questa città e questi colori in serie B. Forza Delfino!".

Chi vi scrive... Chi? Perché questo comunicato anonimo? Perché il presidente noto per le sue straripanti omelie nella TV di riferimento non ha chiarito il perché delle sue cervellotiche scelte di mercato?

Il Pescara delude ancora. Ennesima stagione buttata via. Nel corso del torneo abbiamo visto poche volte una squadra viva, per il resto una squadra molle, senza identità, senza mordente, frutto di due mercati condotti da Sebastiani con molta supponenza e sempre con l’intento di realizzare del personale profitto.

Il Pescara non aveva equilibrio tra i reparti con lacune presenti in ogni zona del campo per colpa di due mercati condotti in modo colpevole e queste negatività strutturali si vedevano già dalla prima di campionato che solo la maestria di Zeman ha saputo nascondere.

Ora anche i sordi fanno finta di sentire e i ciechi di vedere ma non si addossano colpe e si lamentano del mancato successo.

Solo la tifoseria, stanca e delusa, nelle ultime settimane ha fatto sentire la sua voce e il suo dissenso accusando apertamente il mercante di aver gestito il Pescara solo per il suo tornaconto personale.

La stampa, che oggi cerca di analizzare la situazione, dimentica di essere stata collusa per tutti questi mesi in cui ha sempre esaltato gli acquisti fatti dal mercante, presentandoli come colpi di mercato e come genialità del Ferguson collinare.

Oggi, tutti a lamentarsi e a cercare i colpevoli: dovevano farlo quando si poteva ancora rimediare ed avevano un solo vero colpevole, il mercante.

Si lamentano anche quelli che, testardamente, cercano di difendere l’indifendibile e scrivono: se volete il Pescara forte, cacciate i soldi e prendetevi la società e aggiungono il loro consenso a chi ha fatto solo i suoi interessi dicendo che non ci sono alternative alla presidenza attuale e che intanto, lui, garantisce l’iscrizione e i pagamenti degli stipendi, come se ciò non fosse la normalità.

O sono degli stolti, o sono dei conniventi. Altrimenti capirebbero che le alternative ci sono ma che nessuno che abbia un minimo di raziocinio, per la situazione debitoria reale della società e  per le richieste del mercante, si avvicinerebbe alla società per trattare qualcosa che non ha un sufficiente valore di mercato.

Come fanno a non capire che per dieci anni il Pescara ha macinato milioni di euro finiti in gran parte in strane operazioni extra calcistiche che hanno arricchito il mercante mentre il benpensante avrebbe ben inteso se il presidente si fosse abbondantemente retribuito per i tempo dedicato al Pescara, reinvestendo una buona percentuale delle entrate.

Invece l’ingordigia ha avuto il sopravvento con i risultati che solo quelli che hanno la patente di servi sciocchi continuano a non capire e a lamentarsi.  

Lamentarsi è sinonimo di grave miopia verso i problemi del prossimo, di ingratitudine verso la vita e una inutile perdita di tempo.

Infatti, sono mille le ragioni per le quali lamentarsi non serve a nulla, a dimostrazione che le lamentele sono soltanto inutili. Ma allora, perché  anche il Ferguson collinare si lamenta del mancato appoggio della tifoseria?

Una persona che si lamenta è una persona insoddisfatta, nonostante i lauti guadagni, è qualcuno che non ha incontrato delle ragioni che diano un sapore alla sua vita. I soldi, specie se presi arbitrariamente, non fanno la felicità, anzi fanno aumentare i sensi di colpa.

Inoltre lamentarsi è un profondo egocentrismo sostenuto da una mancanza di empatia. Queste persone danno per scontato che meritano più degli altri e, quando non lo ottengono si lamentano. Non riescono a mettersi al posto degli altri per capire le loro ragioni, perché il loro egocentrismo lo rende impossibile.  

Lamentarsi significa assumere il ruolo di vittima; significa scaricarsi di dosso la responsabilità del controllo attribuendola ad una entità esterna; comporta rimanere immobili a guardare la classifica e dando la colpa a degli episodi sfortunati e non alla loro incapacità di operare per il bene della società.

Le lamentele generano uno stato d’animo molto negativo.

E il nostro mercante ha scoperto che lamentarsi è un meccanismo efficace per manipolare gli altri. Ha anche scoperto che i sensi di colpa sfumano come per magia, così è entrato nel mondo dell’autocompiacimento. A questo punto la lamentela si è trasformata in una recitazione, un’abitudine per affrontare i conflitti e per attirare l’attenzione degli altri.

Basterebbe poco per riequilibrare i rapporti: rispetto per i tifosi paganti; conduzione societaria con l’intento di far crescere il sodalizio, pur accettando che il presidente si dia un giusto compenso per il tempo che dedica alla società; creare una rosa di giocatori da migliorare anno per anno e non la svendita totale per ricominciare ogni anno da capo; mantenere i giocatori buoni, soprattutto se giovani, e venderli solo quando sono maturati tecnicamente; scegliere un tecnico capace di sostenere le attese societarie e non ritrovarsi ogni anno con tre allenatori diversi.

In una parola, basterebbe avere a cuore gli interessi della squadra e non soltanto i propri.

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