Il calcio in una città di provincia è fondamentale non solo come sport, ma come catalizzatore sociale ed economico, generando identità, coesione comunitaria, orgoglio locale, intrattenimento, opportunità di lavoro e turismo, diventando un simbolo di appartenenza e un motore di partecipazione che va ben oltre il campo da gioco, offrendo un senso di comunità e valori condivisi.

Per una città come Pescara il calcio rappresenta molto più di una semplice attività sportiva: è un pilastro dell'identità collettiva, un potente motore economico e uno strumento di coesione sociale. In contesti dove le grandi istituzioni o le attrazioni metropolitane sono distanti, la squadra locale diventa il simbolo principale del senso di appartenenza alla comunità.

Detto questo capisco come un mercante, furbo e senza scrupoli, abbia potuto investire le sue competenze finanziarie e commerciali su un settore che in una città come quella nostra ha delle particolarità diverse rispetto ad altre situazioni calcistiche.

Pescara vive di calcio. Spende per il calcio. Basta vedere quanti tifosi, nonostante la posizione di classifica, in questi ultimi mesi sono stati presenti nelle partite in trasferta.

E lui, Ferguson collinare, che non ama il calcio ma sa solo sfruttare le sue enormi possibilità di manovre varie, per dieci anni, partendo con aiuti finanziari esterni, ha saputo togliersi di torno i personaggi scomodi e si è arrogato il diritto di comandare da solo e ha fatto una fortuna personale sfruttando enormi incassi per le cessioni, pochissima spesa per gli acquisti che sono stati in gran parte dei prestiti e degli investimenti su calciatori da riciclare o da far crescere a beneficio delle società di appartenenza. Ha manovrato liberamente sulle plusvalenze fidando sulla comprensione e sulla complicità di personaggi altolocati. Ha cloroformizzato una intera città che urla per l’ultima posizione ma non fa nulla per fermare il mercante che non è mai sazio.

I tifosi con l’alibi di “solo per la maglia” gli hanno dato il fianco facendolo sempre più forte della contestazione e libero di sottrarsi dai suoi impegni.

Il presidente del Pescara dopo lo 0-2 dell’Adriatico con il Modena ha espresso tutta la propria insoddisfazione per una prestazione non all’altezza. Ha poi spiegato come il club si muoverà sul mercato e ha detto la sua sulla contestazione dei tifosi a fine partita nei suoi confronti: “Ho sempre fatto i complimenti alla Curva perchè sono stati gli unici finora a meritare la sufficienza. Se poi a fine gara dicono che Sebastiani è un figlio di puttana io glieli farei conoscere i figli di puttana e probabilmente stavano a giocare da qualche altra parte. Il Pescara crede fermamente nella salvezza. Ma ci deve credere tutta la città.”

Continua allegramente a prendere per i fondelli tutti  certo dell’appoggio della stampa locale che è in mano a due tre persone che sono impegnate con lui anche per altre imprese commerciali. Come dire che si sente in una botte di ferro e le urla dei dissidenti lo lasciano impassibile mentre si fa i conti di quanto è cresciuto ancora il suo tesoretto personale.

In dieci anni ha raccontato bugie colossali e i pecoroni hanno fatto finta di crederci e hanno fatto da cassa di risonanza alle sue scempiaggini.

Qualcuno ha detto che si dovrebbe chiedere il rimborso degli abbonamenti ma anche questa è una espressione di inutile belligeranza nei confronti di chi usa mezzi e armi molto diverse da quelle dei tifosi che non hanno diritto al rimborso dell'abbonamento se la squadra non è competitiva o non è "quella promessa", poiché la Corte di Cassazione ha stabilito che il contratto di abbonamento garantisce l'accesso alle partite, non un livello di gioco specifico, e non c'è un obbligo contrattuale di risparmio o di risultati sportivi, a meno che non sia esplicitamente promesso. 

Quindi il mercante ha tutti i motivi per essere soddisfatto: fosse un tifoso del calcio soffrirebbe per i risultati tecnici, ma essendo solo un mercante bada a quanto hanno fruttato le vari operazioni.

Se la squadra retrocede, i tifosi si incazzeranno per un paio di settimane ma poi torneranno a riempire lo stadio “solo per la bandiera”, mentre lui farà i conti di quanto renderà la retrocessione con il paracadute, di quanto risparmierà di stipendi e di ingaggi, di quanto potrà guadagnare su un paio di elementi della sua accademia del calcio.

Come dire che, mentre gli appassionati biancazzurri urlano inutilmente, lui incassa e ride alla faccia di tutti. E il dramma è che ci sono alcuni benpensanti che continuano a dargli corda... ma non per impiccarsi.

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